lunedì 10 novembre 2014


MA IL MURO DI BERLINO 
E' DAVVERO CROLLATO?
 

  Novembre 2014: si commemora il quarto di secolo dalla “caduta”, dal “crollo”, dall’“abbattimento” del Muro di Berlino. Ma si è trattato davvero di una caduta, di un crollo, di un abbattimento?

  A mio modesto avviso, no. Il Muro non è caduto – chi lo avrebbe fatto cadere? –, non è crollato – quale sisma ne avrebbe minato le fondamenta? – e nemmeno è stato abbattuto – dov’è stato il vento inarrestabile che lo avrebbe travolto? –: il Muro è semplicemente stato rimosso, tolto di mezzo, smantellato da chi lo aveva eretto.

  Già lo segnalava con fine acume, a poco più di un mese dai fatti, il giornalista ed ex iscritto al Partito Comunista Saverio Vertone (1927-2011), che scriveva su il Corriere della Sera: «[…] considerata nei suoi effetti visibili, la spallata che sta cancellando regimi, partiti, costituzioni, sistemi economici e persino interi Stati nell’Europa centro-orientale, sembra un miracolo della volontà popolare. E il Muro di Berlino che cade scoperchiando prigioni e latrine di Stato può ricordare a qualcuno le Mura di Gerico che si afflosciano come cartapesta sotto l’urto sonoro delle trombe di Giosuè. Non è così. La spallata dei popoli è stata data quando i guardiani avevano aperto le gabbie. Lo schianto improvviso dell’impero comunista finisce nella consapevolezza e nello spirito, ma è cominciato nella materia e nell’economia, ed è passato al vaglio razionale della Realpolitik. […] L’erede di Lenin [Gorbaciov] non ha scelto la libertà, ma la sopravvivenza […] [e] cerca adesso di convincere il mondo capitalista a partecipare in extremis al salvataggio di un sistema che per settant’anni si è presentato come un’antitesi mortale al capitalismo».

  Perché il Muro fu rimosso? Perché la frontiera fra impero comunista e mondo libero era stata semplicemente spostata e la Germania Democratica non aveva più senso. Gli Stati europei comunistizzati nel secondo dopoguerra, nel disegno sovietico – così come lo leggeva Giovanni Cantoni nel gennaio del 1990 –, dovevano essere affrancati dal controllo diretto di Mosca per andare a formare una cintura di Stati semi-socialisti, ma ad auspicata alta prosperità economica, che sorreggesse l’agonizzante socialismo reale della casa-madre, l’URSS.

  Non solo: ma l’intero movimento comunista di casa-madre moscovita, già dagli anni della breve segreteria di Jurij Vladimirovič Andropov (1914-1984), capo del KGB, aveva iniziato una profonda ristrutturazione, ovvero attuato una radicale metamorfosi, pienamente coerente con la sua dottrina relativistica e dialettica, e in perfetta armonia con la “natura” – le virgolette sono di obbligo, perché la modernità rivoluzionaria nega la nozione di “natura”, la quale rimanda a quella di creazione e a quella di ordine – proteiforme del processo rivoluzionario, dismettendo il colbacco rosso-stellato dell’epoca della modernità “dura”, simboleggiata dalla CEKA e dall’industria pesante, a una versione post-moderna, duttile e iperrelativistica.

  Certo, non si trattava solo di riacclimatare il vecchio progetto di lotta per la società senza classi in un mondo cambiato. Spinte oggettive a mutare lo status quo e ad accelerare il piano di dismissione della forma statuale della Rivoluzione comunista vi erano, e come! In genere a riguardo si cita il magistero e il carisma dell’ex suddito della repubblica socialista di Polonia papa Giovanni Paolo II (1978-2005), così come si sottolinea la sfida all’impero “del male” lanciata dall’indimenticabile 40° presidente degli Stati Uniti Ronald Wilson Reagan (1911-2004): tutto vero. E, ancora, come causa delle cause s’invoca il fallimento economico del socialismo sovietico e le spese insostenibili per mantenere in sella regimi del tutto artificiali, come la RDT – ma anche come Cuba, come il Nicaragua, come i regimi socialisti insediatisi nei Paesi ex coloniali –, mantenendo efficiente l’odioso Muro, che circondava l’ex capitale germanica – anche i sassi avevano capito che nessuno dall’Ovest era mai fuggito all’Est… – e che costituiva il classico pugno in un occhio per la politica di glasnost e di perestrojka intrapresa dall’ottavo segretario del PCUS, Michail Sergeevič Gorbaciov. Anche questo, verissimo...



  Ma, a mio avviso, tutte queste spinte – tranne forse l’ultima, la più tangibile e potente – non bastano a spiegare la decisione unilaterale di demolire la barriera di cemento e di filo spinato che divideva Berlino e di non reagire quando un anno più tardi la Germania tornava una. La dissidenza, anche se sempre più forte e alimentata dal Papa polacco, non aveva chance di fronte ad apparati repressivi capillari, che contavano un numero sterminato di membri – il massimo era proprio la Repubblica Democratica Tedesca, dove la STASI, il servizio di sicurezza, reclutava, come funzionari o come spie più o meno occasionali, milioni di tedeschi –: lo si era visto nella repressione in Polonia attuata dal generale Wojciech Jaruzelski (1923-2014) pochi anni prima. Reagan stesso era un nemico di certo ben più pericoloso di un Jimmy Carter, ma era chiaro che gli USA non avrebbero mai, né con il presidente “cow boy”, né prima di lui, rimesso in discussione i patti di Jalta e di Potsdam e la suddivisione del mondo in aree di influenza. E anche gli altri leader occidentali non credevano granché nella possibilità di una rimozione del Muro e di una riunificazione tedesca, né, soprattutto, potevano sospettare che esse sarebbero state così rapide e indolori.

  Il Muro fu rimosso perché il comunismo aveva cambiato tattica: non reggendo più la contrapposizione “muro a muro” con l’Occidente, doveva rifluire, uscire dalla politica, abbandonare la gestione dello Stato totalitario, se voleva salvaguardare le enormi risorse accumulate dal Partito nei settant’anni di potere assoluto su una delle nazioni in tesi più ricche del mondo.

Il compianto politologo Pierre Faillant de Villemarest (1922-2008), ex combattente del Maquis e nel secondo dopoguerra membro dei servizi segreti francesi, appoggiandosi a fonti dell’intelligence, ha descritto – credo unico al mondo – la smobilitazione dell’apparato “discreto”, se non clandestino, del comunismo sovietico – a partire dalla esportazione dei fondi dello Stato e del PCUS nelle banche occidentali – e la riconversione dei suoi alti dirigenti in “nuovi oligarchi”, nuovi “magnati” e talora “nuovi mafiosi” russi, in un processo durato fino all’ammainamento della bandiera rossa dalla guglia più alta del Cremlino, alla rinascita dell’aquila bicipite russa, al riassorbimento dell’effimero regime “liberale” di Boris Nikolaevič Eltsin (1931-2007) e alla ricomparsa di un potere politico “forte”, non più “nazionalbolscevico”, ma ora solo “nazionale” e semi-democratico, di cui è, ormai da quindici anni, incarnazione l’ex colonnello del KGB – fra l’altro di stanza proprio a Dresda, nella Germania di Pankow – Vladimir Putin.

  Quindi, suonano male le affermazioni, riecheggiate in questi giorni, secondo cui l’Occidente ha abbattuto il Muro o la “democrazia” ha sconfitto la “dittatura”: il Muro è stato smantellato e la DDR cancellata dai comunisti perché costretti e decisi a rinunciare a gestire un sistema ideologico-politico non più “appetibile” per le masse – interne ed esterne – e compromesso dall’implosione dell’economia socialista “reale”. E, nel contempo, per la necessità di salvare l’investimento, il “capitale”, che, al di là del potere politico, costituiva il “corpo”, il nocciolo duro del potere reale, del Partito – ma anche ai suoi dessous elitari e “iniziatici”, così bene descritti da Vladimir Volkoff (1932-2005) nel suo eccellente romanzo storico Il montaggio –, in vista di una rinascita in altre forme.

  Così pure pare fuori luogo attribuire a genuini sentimenti “democratici” la presunta adesione – se non promozione – alla dottrina della cancellazione del Muro da parte di Gorbaciov, che se ne fece eventualmente sostenitore solo nella prospettiva sopra enunciata o, forse, nel tentativo disperato di “salvare il salvabile” nei rapporti con l’Occidente. Per questo mi è parsa una nota del tutto stonata la sua partecipazione alle celebrazioni dell’anniversario, dove per di più si è dato a convincere gli occidentali a “tifare” per Putin…

  Detto quello che ho detto, se ne può dedurre che si possa escludere il carattere eccezionale, se non miracoloso, della fine del Muro?

  No, anzi, il contrario: la rapidità e l’imprevedibilità del collasso dell’URSS e dei suoi satelliti europei – non dimentichiamo che in Asia il comunismo, anche se apparentemente meno visibile, è tuttora florido e diffuso e che il massacro di Piazza Tienanmen a Pechino cade proprio del 1989 – non si spiega solo con cause umane. Quanti fra gli intellettuali, i servizi segreti, gli analisti di politica estera, nel 1988 avrebbero pronosticato quanto sarebbe avvenuto nel novembre dell’anno dopo?

  Se si fa il bilancio delle forze materiali in campo nei due blocchi e, come accennato, alla ridotta capacità eversiva dei movimenti anticomunisti – dati che gli analisti in genere considerano accuratamente –, probabilmente il tramonto dell’impero “rosso”, certamente di un impero sempre più indebolito, iniziato con la riunificazione delle due Germanie, sarebbe durato ancora a lungo.

  Se il comunismo sovietico è scomparso così repentinamente a partire dalla caduta del Muro alla fine degli anni 1980, non vi è dubbio che qualche fattore invisibile e misterioso ha giocato un ruolo. E, se è vero che  qui però lo storico si deve fermare, per il credente – e per lo storico credente – è fuori di dubbio che questo fattore imponderabile, questo quid discreto, questo agente potente che ha permesso si producesse la somma di circostanze “fortuite”, da molti evocata, che ha causato la fine del Muro, si chiami Provvidenza. Essa così ha voluto, forse in virtù del fatto che da parte della Chiesa cattolica a molto di quello che la Vergine aveva richiesto a Fatima nel 1917 per decretare la fine del comunismo russo – il cui avvento nel mondo aveva nel contempo, ancor prima dell’Ottobre 1917,  pronosticato – era stato ottemperato grazie ai pontefici, al sangue delle migliaia di martiri, alle sofferenze materiali e morali di milioni di uomini e donne, nonché alle preghiere di tanti fedeli.

  Solo chi ha potere sull’inferno, e il comunismo è stato davvero – come detto a Fatima – un inferno in temporalibus per tanti popoli e per la stessa Chiesa, può abbreviarne a sua discrezione la durata… Senza dimenticare che il castigo, per l’intercessione di qualche buono, è cessato, ma non è finito: è solo stato ridotto di peso… E senza dimenticare, che per molti aspetti e in certi frangenti, lo stesso mondo post-moderno, con la sua confusione e la sua dilagante corruzione morale, anche se i regimi comunisti non vi sono più numerosi come una volta, rappresenta di per sé quanto meno una sorta di purgatorio…

venerdì 1 agosto 2014

LA MINISTRA PD E MEDJUGORIE



   La stampa riferisce — è ella stessa a raccontarlo — che la ministra Madia è stata quattro volte a Medjugorie, diventandone una sorta di habitué. Buona notizia, si potrebbe commentare. Ed è di certo così, visto che andare a Medjugorie, a detta di tutti — e lo dice anche la ministra stessa —, fa bene allo spirito e sapere che un personaggio pubblico desidera migliorare il proprio stato interiore non può che far piacere. Soprattutto se si pensa a che genere — discutibile — di vacanze e viaggi tanti suoi colleghi e colleghe hanno intrapreso e stanno per intraprendere in questa strana estate del 2014.

   C’è però qualcosa che suona storto, nelle dichiarazioni autobiografiche della Madia. Di certo, frequentando il paesino erzegovino e, chissà forse anche qualcuno dei veggenti, saprà che a Medjugorie la Madonna non dà un giudizio particolarmente benevolo sulla piega che sta prendendo l’umanità, che scivola sempre più nell’apostasia e nei vizi morali verso un abisso dal quale, appunto, la Vergine vuole ritrarla, chiedendo conversione, preghiera e digiuno.

   Ebbene, se la ministra concorda con questa diagnosi e concorda altresì con le misure da adottare per evitare il castigo divino, come fa a militare in un partito italiano, il Partito Democratico, la cui unica ragion d’essere e la cui “missione” di fondo è quella di de-moralizzare gl’italiani, contribuendo in maniera massiccia e determinante a quell’imbarbarimento, dovuto al distacco dalla fede e dal buon senso, che il nostro Paese sta sperimentando a tappe forzate? Come concilia il messaggio di Medjugorie con la politica in campo bioetico del suo partito? con i “matrimoni” omosessuali che sta per introdurre anche da noi? con le pillole abortive diffuse dalla regione Toscana? con l’ARCI Gay? con la rocciosa indifferenza all’estinzione della famiglia naturale italiana? con la dissennata apertura all’immigrazione afro-asiatica?

   Le hanno mai insegnato che dalla fede — dato che pare donna di fede — scaturisce una cultura e dalla cultura cristiana una nozione ben precisa di politica e dei suoi principi, valori e obiettivi? Sono questi principi e valori gli stessi del Partito Democratico? Oppure si presentano diametralmente opposti alla dottrina morale e sociale della Chiesa?

   Credo che il candore con il quale Madia concilia la sua presenza in un partito postcristiano e postmoderno come il PD, nonché in un esecutivo, come quello di Renzi, che, palesemente in difficoltà sulle “riforme” rilancia sulla demolizione della famiglia, si spieghi con la drammatica de-acculturazione che si è creata negli ultimi decenni negli ambienti cattolici, dove si è relativizzata non solo la forma di governo, ma anche la dottrina della società stessa, finendo per portare agli ultimi estremi la subordinazione della visione cattolica della politica alle ideologie più radicali della modernità postsocialista e postcristiana. Gramsci fu facile profeta quando pronosticò il “suicidio” dei cattolici democratici: un suicidio che ha preso e prende la forma non solo della totale assenza di contrapposizione a dottrine palesemente ostili, se non nelle forme, nella sostanza, alla visione cristiana della vita, ma anche nella sua piena integrazione in programmi di radicale distanza da un se pur minimo progetto cristiano. Madia è l’emblema di quel cattolicesimo svigorito, ormai appiattito totalmente — senza complessi — sulle ideologie “progressiste”, storicamente nemiche di ogni progetto di ricostruzione cristiana e naturale dell’ordine civile.

   Ma, al di là del caso della ministra, è questo il punto su cui riflettere amaramente: come mai il cattolicesimo politico, nonostante gl’insegnamenti dei papi, nonostante i moniti per esempio di un Augusto Del Noce o di un Gianni Baget Bozzo, è finito così in basso?

lunedì 28 luglio 2014


SINISTRA E PORNO





    
Mentre segna il passo sui temi più urgenti dell’attività di governo e del Paese, la politica del PD si sta scatenando sul fronte della corruzione morale individuale e della destabilizzazione di ogni forma di aggregato che esista a protezione dell’individuo. Incapace di costruire e incapace di demolire i veri coaguli che bloccano la crescita dell’Italia, rivela invece eccezionali capacità di destrutturazione sul piani “micro”.
   Il partito è il motore del futuro matrimonio omossessuale; vuole leggi eccezionali contro ciò che gli omosessuali chiamano omofobia, ovvero tutto quello che può sollevare obiezioni verso le loro discutibili opzioni sessuali e le loro desiderate ricadute sul piano del diritto civile; tartassa le famiglie, specialmente se numerose, ci prepara una bella legge sul “fine vita”; sta modificando la disciplina dei cognomi a vantaggio di una libera opzione che spegne la leggibilità della genealogia dal nome; introduce insegnamenti apertamente osceni nei percorsi formativi pubblici, ergo obbligatori; ci ha regalato il “divorzio sprint”; spinge per la completa liberalizzazione della fecondazione artificiale eterologa, ammessa dalla Corte Costituzionale, e per l’abrogazione della legge 40. Le amministrazioni "rosse" sono la punta di diamante della diffusione delle pillole abortive e le paladine ante litteram delle unioni omosessuali.
   Ma non basta: per destabilizzare il soggetto non basta destabilizzare tutte quelle realtà che gli servono da “guscio” e da antemurale: la difesa della vita innocente, la famiglia, la scuola, bisogna entrare all’interno del singolo e modernizzarne le abitudini. E così ampio appoggio al gioco d’azzardo, alla liberalizzazione delle droghe e del relativo spaccio, e — questa è forse la “novità” del momento — la promozione della pornografia. Come? Innanzitutto non reprimendola. Oggi Mediaset e Sky vantano ciascuna tre canali a pagamento che trasmettono per lunghe ore filmati pornografici, e vi sono reti “specializzate” in “articoli” di questo genere. Sky sta “preparando” i suoi potenziali clienti trasmettendo in chiaro sulla rete Cielo (ossia “sky”, in inglese) del digitale terrestre serie di film semi-pornografici. I privati per conto loro, attraverso Internet, possono godere di ogni forma di “soddisfazione” gratuita e a pagamento. Nessuno, e più che mai le sinistre “democratiche”, si oppone a questo dilagare dell’osceno. La stessa Chiesa italiana — ma non quella americana — assiste inerte — si possono citare documenti? se ne parla nelle omelie domenicali? — al diffondersi osmotico e capillare di tossine terribili per la vita spirituale e umana di tanti suoi fedeli.
   Se la sinistra e il PD non sono gli unici a muoversi su questo terreno, sono comunque in prima fila nel dare spazio a questo fenomeno. I “divi” del cinema porno, grazie a iniziative di cui, stanno diventando ormai divi come tutti gli altri: sono invitati alle feste dell’Unità, partecipano a show televisivi, conducono trasmissioni pubbliche (Cielo), mentre atenei e riviste di cultura di sinistra (Micromega) propongono numeri tematici sul porno.
   Non è una cosa in assoluto nuova: da sempre la Rivoluzione nel suo avverarsi è preceduta, accompagnata e seguita da ondate di de-moralizzazione. Basta pensare alla preparazione della Rivoluzione francese che fa la letteratura libertina del Settecento; basta pensare a de Sade; basta pensare al libertinismo delle classi dirigenti liberali dell’Ottocento; basta pensare alle vite dei rivoluzionari socialisti e comunisti e a quelle delle avanguardie intellettuali e artistiche del Novecento; basta pensare all’emancipazione sessuale di massa figlia della “pillola” e del Sessantotto.
   La Rivoluzione è per prima cosa un solvente terribile: solo quando l’uomo è spogliato di tutto si presta a essere riplasmato secondo i disegni dell’utopia. E la corruzione morale è una leva importante in questo “solve”: anzi, quando le altre leve s’inceppano, diventa una leva prioritaria, anche perché a bassissimo costo e, post peccatum, ad alta redditività. In questo loro trend l’attuale sinistra dalle borsette firmate e dalle scarpe da mille euro si sta confermando la sinistra di sempre, nociva per la salute morale del singolo individuo e pericolosa come non mai per la tenuta della fibra del Paese.

lunedì 21 luglio 2014



 
CONSERVATORE, DOVE VAI?

  Il PDL per molti era il ritorno della DC.

   La DC aveva un’ala trainante cattolico-democratica ma era altresì un contenitore di forze non esplicitamente cattoliche, quindi: liberali, monarchici, nazionali, conservatori, aggregati sotto la voce “anticomunismo”.

   Così il PDL aveva un’ala trainante liberale, ma raggruppava cattolici, conservatori, nazionali, aggregati sotto la voce “antisocialismo” o anti-PD.

   Dopo Tangentopoli la DC si riduce all’ala progressista — che va verso il PD —, mentre le altre componenti si disaggregano, andando verso Alleanza Nazionale, Forza Italia oppure cercando fortuna al centro per conto proprio.

   Così, dopo la caduta di Berlusconi — 201-2013 — e la rinascita di Forza Italia, il PDL — cioè Forza Italia — si sta riducendo alla sua componente liberale e laicista, mentre i conservatori e i nazionali rifluiscono in Fratelli d’Italia o tentano spericolate avventure autoreferenziali. E la novità è che, dopo le sortite filo-gay del “cerchio magico” di Berlusconi, Forza Italia sta perdendo massicciamente anche i rimanenti consensi cattolici e rischia di assottigliarsi bel al di là del 16,5% racimolato alle europee.

   Per questo diventa sempre più urgente trovare un’alternativa, che almeno controbilanci le spinte omologatrici e laiciste di Forza Italia.

   E questo non certo nella direzione di forze che indossano la linea politica e, di rimando, bongré malgré, la linea demoralizzatrice della famiglia e della morale sociale del premier.

   Forza Italia va abbandonata al suo destino, al suo inevitabile declino per mancanza di proposta che non sia la perenne esibizione di un leader benemerito, ma sempre meno presentabile, e per le gravi cadute di linea morale che evidenzia sempre più nitide.

   Che fare allora? Puntare su Fratelli d’Italia? O sulla Lega?

   O tentare ricostruire un fronte conservatore che indossi le tesi antieuropeiste di FdI e Lega e nel contempo apra fronti di proposta finora poco battuti, come la reazione contro la dittatura del fisco e dei giudici, il sostegno alla vita e alla famiglia?

  Ma, quesito demestriano, "vi sono ancora uomini" in Italia…?


domenica 20 luglio 2014



È  TEMPO DI CROCIATA?

   Le notizie di cronaca riferiscono di sempre nuove angherie e orrori perpetrati ai danni di cristiani residenti in Africa e nel Medio Oriente.
   Responsabili i gruppi islamici fondamentalisti, specialmente quelli di obbedienza sunnita. Non bastavano Boko Arakam e Al Quaeda e le altre milizie private politico-religiose: ora è la volta dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, esteso fra Siria e Iraq, a proclamare la legge coranica, la restaurazione del califfato e la “dimmitudine”per i cristiani con un forte e violento invito a lasciare sui due piedi la zona eretta a nuovo califfato.
   Mai era successo quello che è accaduto a Mosul intorno alla metà di luglio di quest’anno: episcopio dato alle fiamme e famiglie cristiane abitanti da centinaia di anni in città e nei territori limitrofi minacciate di morte e costrette a lasciare le loro case senza portare nulla con sé, nemmeno i documenti d’identità.
Gli inviti al dialogo sono molti, pressanti e autorevoli, quanto assolutamente sterili. L’idea di guerra santa esterna e la pesante discriminazione che l’islam contiene scatena le sue più terribili conseguenze. Fra islam e cristianesimo non vi è nulla se non la spada, dicono i terroristi di Mosul. E probabilmente hanno ragione. La durezza monolitica del Corano, letto fra l’altro in maniera unilaterale e fondamentalistica, tollera forse un negoziato ma non sopporta alcun dialogo religioso.
   Contro queste posizioni non c’è niente da fare: l’unico linguaggio che comprendono è quello della forza ed è comunque un brutto affare, perché anche se sconfitte — vedi Israele — allignano e riaffiorano virulente poco tempo dopo.
Allora, come si può usare la forza per difendere i cristiani perseguitati dai fondamentalisti islamici ed evitare che il Medio Oriente si svuoti dei cristiani e divenga omogeneamente dar el islam?
   Ottocento anni fa, l’Europa cristiana seppe venire a soccorso dei fratelli della Terra Santa oppressi dai musulmani e impediti di andare pellegrini a Gerusalemme e sui Luoghi Santi. E lo fece con una mobilitazione straordinaria che durò un secolo.
   Oggi, quando i fratelli cristiani sono massacrati, cacciati dalle loro case, spogliati di tutto solo perché cristiani da un pugno di fanatici fra il bandito e il terrorista, l’Europa che cosa fa? Assiste inerte e afona.
La struttura diplomatica dell’Unione Europea, quella della baronessa Hashton, che costa al contribuente milioni di euro all’anno, troverà qualche modo per intervenire? E non parliamo, per carità di patria, della Chiesa, che mette la semplice idea di combattere una crociata per la fede fra i mali da cui purificarsi…
Purtroppo la diplomazia pare esulare dal quadro dei possibili rapporti con Stati non-Stati, classi dirigenti fantasma, aggregati di tribù senza sovrano, fanatiche e crudeli.
   Per cui resta la forza… Ma l’America latita, la Francia pensa più ai gay e l’Italia a incrementare l’emigrazione che ai cristiani di oriente e di Nigeria, la Russia pensa alla Crimea e la Germania al football.
   Allora? Come formare una lega per la salvezza dei cristiani? Pagando dei mercenari? Con un nuovo intervento armato americano-alleato?
   Pare l’unica possibilità… Ma Obama sembra anch’egli troppo occupato con i gay di casa sua che a difendere, come facevano il vecchio Ronnie o quel “semideficiente” — come lo hanno sempre dipinto i media liberal — di George W. Bush, la libertà dei popoli…

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